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Contrada Santa Croce

La Contrada prende il nome dall'omonima antichissima Chiesa dedicata alla S. Croce, risalente all'VIII-IX secolo e lo stemma è quello della famiglia degli Anguillara, che furono signori di Nepi in epoca medievale. La Chiesa, forse costruita su di un antico tempio dedicato alla dea Diana, si presenta oggi in uno stato di totale abbandono, essendo crollato anche il tetto a capriate, molto diverso da quello occupato nel Medioevo dove invece ebbe una notevole importanza come sede di arcipretura e canonicato. L'arciprete di S. Croce reggeva la diocesi di Nepi nel periodo di sede vagante. La prima notizia certa che si ha di questa chiesa risale al 1278, quando la troviamo iscritta nell'elenco delle chiese che pagavano le decime per le Crociate. Nel XV secolo viene costruito l'oratorio della Confraternita della disciplina e del Gonfalone che gestiva l'annesso ospedale di cui si fa riferimento in un documento del 1437. La Confraternita, oltre all'amministrazione dell'ospedale, si faceva carico di raccogliere le elemosine per riscattare i soldati cristiani caduti in mano ai turchi. Nella stessa contrada troviamo altre chiese di ragguardevole importanza, tra cui S. Bernardo: la chiesa attuale terminata nel 1618 sorge su una più antica detta prima di S. Pancrazio e poi Madonna dell'Immagine di cui si ha notizia già nel 1397. Accanto alla chiesa sorge il monastero delle monache Circestensi, oggi non più in uso, che nel 1570 venne progettato dal Vignola.La chiesa di S. Rocco venne fatta costruire nel 1467 come voto popolare dopo la peste di quell'anno; particolarmente importanti sono gli affreschi dello stesso periodo che narrano la vita del Santo.La storia del casato degli Anguillara appartiene agli ultimi secoli del medioevo e si collega alla storia della Tuscia romana e della stessa Roma. Gli Anguillara erano i naturali nemici dei prefetti di Vico che dominavano la parte settentrionale del patrimonio della chiesa e che essendo ghibellini si appoggiavano all'impero, al contrario dei primi che essendo guelfi erano vicini alla chiesa. Il sec. XV con la figura di Everso, tipico esempio di signore rinascimentale, la famiglia degli Anguillara ha visto realizzarsi il massimo della potenza fino a che i loro interessi non si scontrarono con gli interessi del papa Eugenio IV. Nel 1444 il Santo Padre ordinò a Dolce Conte degli Anguillara di allontanarsi dalla città di Nepi e rendere libera la fortezza depositando la decima rata dei fiorini al banco della pace e di ciò ne dette avviso ai consiglieri della comunità con un breve del 16 aprile 1444. 

 

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