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Contrada Santa Maria
La contrada S. Maria prende nome dalla omonima chiesa oggi Basilica Cattedrale mentre deve il suo emblema araldico, sei gigli azzurri su campo oro, alla famiglia Farnese.
Questa nostra identità è stata magnificamente interpretata, in un bellissimo dipinto su tela dal genio creativo dell’ artista Massimo Di Clemente detto “Disegnello” .
Il dipinto viene esposto all’interno della nostra contrada in occasione del Palio del Saracino
La Chiesa di S. Maria (oggi Basilica Cattedrale)
La Basilica Cattedrale sorge sopra un tempio pagano, dedicato a Giove, edificato nel I° secolo come afferma un’ ininterrotta tradizione. Qui infatti è il punto più alto della città raggiunto dalla via consolare Amerina. Significativa la toponomastica degli antichi documenti che chiama la strada adiacente “ Via del Foro ”.
Legenda
1 Cappella del Fonta Battesimale ( 1557 )
2 Altare di S. Isidoro :olio su tela XVII° Sec. di patronato del Comune
3 Altare di S. Giuseppe :olio su tela ,di patronato dell’antica confraternita di S. Giuseppe )
4 Altare di S. Filippo Neri :olio su tela XVII° Sec.di patronato della famiglia Floridi
5 Cappella della Madonna della Salute:dipinto del 1884, attualmente cappella del S.S.
6 Ex cappella del S.S. Olio su tela del Salviati e un dipinto su tavola del 1580
7 Catino absidale con Maria Assunta in cielo che incede solenne seguita da uno stuolo di angeli.
8 Trttico del S S. Salvatore :olio su tela attribuito a Giulio Romano.
9 Pubblica professione di fede di S. Romano accanto al corpo decapitato di S. Tolomeo.
10 Consacrazione episcopale di S. Romano, primo Vescovo di Nepi.
11 Altare Maggiore. Il paliotto è formato dal sarcofago di S. Romano, ivi posto il 2 agosto del 1688.
L’opera in marmo di Carrara è attribuita al Ferrata, allievo del Bernini.
12 Sagrestia: conserva due tavole a tempera con fondo d’oro del XV° sec.
13 Pala d’altare raffigurante l’Assunta in cielo di E. Benedetto Buzzi.
14 S. Girolamo: olio su tela XVI° sec. da attribuire secondo alcuni al Mantenga.
15 Crocifisso ligneo del XV° sec. di patronato della famiglia Penteriani. Scampato all’incendio del 1798.
16 Altare di Maria Immacolata.olio su tela,alcuni vi vedono la mano del Sassoferrato,
altri quella del pittore Bernardo Brozzi. Di patronato della famiglia Sansoni.
17 Entrata della cripta ad oratorum risalente al XII° sec. Si presenta come una grande sala rettangolare di 17 metri di larghezza per 9 metri di profondità per 4 di altezza, nella quale 52 colonne sorreggono 37 volte a crociera.Le due colonne centrali, adiacenti all’abside, sono a tortiglionee provengono, secondo la tradizione, dall’antico tempio pagano sul quale è stata edificata la chiesa.
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pianta della Cattedrale
a – n : Affreschi raffiguranti la vita della Madonna realizzati tra il 1868 e il 1873 dal pittore Domenico Torti, componente della Scuola romana di pittura fondata dal romagnolo Tommaso Minardi.
o : Dipinto che raffigura l’incoronazione di Maria SS. E sullo sfondo uno scorcio di Nepi.
p : Organo composto da 1100 canne realizzato dalla ditta Moretti nel XIX° sec.
q : Nuovo portico fatto costruire dal Vescovo Bartolomeo Tonnini nel 1647.
r : Torre campanaria, alta 32 metri con base quadrata di metri 6,5 per 6,5 del XVI° sec |
" Al campo d'oro con gli azzurri gigli
che sotto sopra portavan gli artigli "
( Antonio Pucci XIV sec. )
Indagare sulle origini dello stemma Farnesiano equivale a frugare nelle ancora oscure e controverse origini della Famiglia Farnese . Il " Giglio " è in araldica il più nobile di tutti i fiori, la forma di esso varia all'infinito, quello
rappresentato nell'arme della Famiglia Farnese è una figura di tre foglie, quella di mezzo a lancia
le altre due incurvate, e tutte riunite verso la base da una piccola stanghetta. Nel blasone il giglio
rappresenta la speranza, l'aspettazione del bene, la purità, il candore dell'animo, la fama chiara,
il principe benigno e il retto giudice.
Nelle tre punte del giglio araldico, secondo gli annali di Nangis, sarebbero simboleggiate la Fede, la Sapienza e la Cavalleria. Un'ulteriore e singolare testimonianza del giglio è quella che ci è pervenuta da un " Signum "
del notaio Giovanni Agostino Cerroni operante a Farnese dal 1610 al 1612, dove un grande albero
di Farnia o Cerra sradicato mostra all'interno della propria chioma un giglio Farnesiano con il
motto " In terra nostra flores apparuerunt ".
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